Ebrei e la loro persecuzione chi lo sapeva

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Ebrei e la loro persecuzione chi lo sapeva

Ebrei e la loro persecuzione chi lo sapeva

Ebrei e la loro persecuzione   chi lo sapeva

Usa e Gran Bretagna sapevano dal 1942 dello sterminio degli ebrei ?

Ebrei New York fin dal dicembre del 1942, ben prima che fossero scoperti, a fine guerra, i campi di sterminio, gli Alleati sapevano bene cosa stesse succedendo agli ebrei europei circa 2 milioni di loro già erano stati uccisi dai nazisti ed altri 5 erano in pericolo mortale.

Onu, Stati Uniti e Gran Bretagna avevano anche preparato le accuse di crimini di guerra contro Adolf Hitler e i suoi accoliti.

Tuttavia, nonostante le pressioni e le testimonianze dirette dal campo del massacro, fecero molto poco per impedire che tutto andasse avanti.

A fornire robustezza ad una tesi già ampiamente condivisa dagli storici e che dà un altro colpo di maglio alle teorie negazioniste, si aggiunge ora il libro `Human rights after Hitler´ basato su documenti usciti a distanza di 70 anni dagli archivi delle Nazioni Unite.

L’autore, lo storico Dan Pesch – professore al Centro per gli studi internazionali e la diplomazia del Soas dell’Università di Londra ne ha parlato con il quotidiano `The Indipendent, ripreso con grande evidenza oggi dai media israeliani.

Il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme Efraim Zuroff ha confermato all’agenzia Ansa il contenuto dell’opera.

«Certo che lo sapevano. Non sono stati pochi, comprese le organizzazioni ebraiche, che all’epoca – ha detto Zuroff – li avevano informati con testimonianze dirette su cosa stesse avvenendo nell’Europa occupata dai nazisti».

Nel dicembre del 1942 , dopo che gli Usa (entrati in guerra un anno prima), la Gran Bretagna ed altri paesi avevano diffuso una pubblica dichiarazione su quanto stessero subendo gli ebrei europei basata su informazioni avute dalla resistenza ai nazisti e da ex prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi di prigionia.

Il ministro degli esteri inglese Anthony Eden fece una denuncia davanti al parlamento di Sua Maestà; le autorità tedesche disse: “non contente di negare alle persone di razza ebraica in tutti i territori sui quali si estende il loro barbaro controllo, i più elementari diritti umani, stanno ora portando ad effetto” la spesso ripetuta intenzione di Hitler di sterminare il popolo ebraico.

Non va dimenticata la testimonianza del militare polacco Jan Karsky che nell’autunno del 1942 riferì:

“agli inglesi e al presidente Usa Franklin Delano Roosevelt la situazione di estremo pericolo degli ebrei europei.”

Cosa successe allora che impedì di aiutare chi era in pericolo?

Pesch ha ricordato:

” Nel superare le difficoltà continuamente frapposte ad un intervento non solo quelle da parte degli antisemiti presenti nel dipartimento di stato ma anche le preoccupazioni espresse da alcuni di loro sulle possibili ripercussioni economiche con la Germania del dopoguerra.”

Tra le ragioni date da americani e inglesi per limitare le accuse ai nazisti ha detto Pesch :

“c’era la comprensione che almeno con alcuni di loro sarebbe stato necessario ricostruire la Germania e confrontarsi con il Comunismo, visto come il pericolo maggiore. Non è un caso che per consultare gli archivi dell’allora Commissione per i crimini di guerra dell’Onu è occorso il permesso del Segretario Generale”.

IL VATICANO

SAPEVA DELL’ESISTENZA DELLO STERMINIO DEGLI EBREI?

Secondo studiosi tedeschi che hanno consultato in marzo i documenti dell’Archivio Apostolico Vaticano, Papa Pio XII venne a sapere da fonti proprie dello sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale ma tacque con il governo americano.

Ciò dopo che un suo collaboratore argomentò che gli ebrei e ucraini (le fonti dirette delle informazioni del Pontefice) non potevano essere considerati affidabili e ne dà notizia il Washington Post.

Sette studiosi dell’Università di Münster hanno consultato gli archivi e a loro avviso la Santa Sede insabbiò questi e altri documenti presumibilmente per proteggere l’immagine di papa Pacelli, una scoperta che secondo il Post, «rischia di imbarazzare la chiesa cattolica già nel mirino per il cover-up degli abusi del clero».

Hubert Wolf, un sacerdote e storico della Chiesa che ha già lavorato all’Archivio Apostolico e che il Washington Post definisce «un ricercatore prolifico e oggettivo» guida il team tedesco.

Candidato alla canonizzazione, Pio XII è al centro di polemiche per non aver pubblicamente denunciato l’Olocausto, un’immagine non condivisa dai suoi difensori che citano la decisione di nascondere ebrei in Vaticano, in chiese e monasteri. La Santa Sede ha già pubblicato undici volumi di documenti tratti dai suoi archivi per dimostrare l’innocenza del Papa.

La catena di eventi studiata da Wolf parte dal settembre 1942 quando un diplomatico Usa inviò al Vaticano un rapporto sul massacro del Ghetto di Varsavia basato su informazioni dell’ufficio di Ginevra della Jewish Agency for Palestine.

Washington voleva sapere se il Vaticano, ricevendo informazioni da tutto il mondo, poteva confermare con fonti proprie e nel caso come fare per mobilitare l’opinione pubblica contro questi crimini.

Due lettere contenute negli archivi confermarono le informazioni Usa: la prima, dell’arcivescovo greco cattolico di Lviv, parlava di 200 mila ebrei massacrati in Ucraina sotto la «diabolica» occupazione nazista, la seconda, di un uomo d’affari italiano di nome Malvezzi, informava mons.

Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, “dell’incredibile strage” di ebrei di cui era stato testimone e Montini riferì al segretario di Stato, il cardinale Luigi Maglione.

Il Vaticano, secondo i ricercatori tedeschi, sapeva dunque, ma rispose agli Usa di non poter confermare.

Un alto funzionario della Segreteria di Stato, il futuro cardinale Angelo Dell’Acqua, definì inaffidabili le informazioni dell’Agenzia perché gli ebrei «esagerano facilmente» e gli «orientali» – il riferimento sarebbe all’arcivescovo di Lviv – «non sono un esempio di onestà».

EBREI IN VENDITA!

Due anni di lavoro per scoprire cosa davvero avvenne agli ebrei romani tra il 16 ottobre 1943, il giorno del rastrellamento del Ghetto, e il maggio dell’anno successivo e alla fine una cascata di numeri, storie che ridefiniscono le vicende della Shoah della Capitale, tra vittime e carnefici. Anche una blacklist di italiani che in quei mesi denunciarono altri italiani: l’elenco è a disposizione degli studiosi, consultabile negli uffici della Comunità ebraica romana l’elenco non fa sconti, comprende anche Celeste Di Porto, ebrea, che fece arrestare persino i suoi familiari.

Dice Claudio Procaccia, direttore del Dipartimento Cultura della Comunità ebraica romana che ha realizzato la ricerca finanziata dalla Fondazione Museo della Shoah.

Amedeo Osti Guerrazzi è lo storico che, con il demografo dell’Istat Daniele Spizzichino, ha collaborato alla ricerca:

“Nella stragrande maggioranza dei casi quei 747 ebrei furono presi su delazione di altri italiani abbiamo ricostruito la storia di 383 casi, ma sicuramente furono di più e sappiamo dove e quando furono presi, chi ne permise la cattura e cosa accadde dopo”

“Abbiamo anche cercato di scoprire  –  aggiunge lo storico  –  i metodi dei delatori. Erano singoli o soprattutto vere e proprie bande al soldo dei tedeschi, ne abbiamo censite 8, a partire dai Cialli-Mezzaroma che consegnarono 80 persone.

Arrivavano a fingersi avvocati nelle carceri per convincere i prigionieri a fornire gli indirizzi dove si nascondevano i parenti e poi c’erano le torture, concentrate in via Tasso, e qui abbiamo ritrovato anche la figura di Erich Priebke, vero braccio destro di Kappler.

“È anche significativo  –  dice Procaccia  –  il numero basso delle conversioni per evitare le deportazioni. furono un migliaio sui 13 mila ebrei presenti a Roma. Difesero la loro identità anche se rischiavano la morte”.

La ricerca  spiega Silvia Haia Antonucci, responsabile dell’Archivio della Comunità  si è basata su fonti documentali e su 250 questionari a cui hanno risposto ebrei scampati alla persecuzione:

tra questi molti hanno avuto deportati tra i familiari. L’80% di chi evitò i rastrellamenti si salvò a Roma o nelle sue vicinanze e l’83% di chi trovò riparo in case private non dovette pagare.

Andò diversamente a chi si rifugiò in strutture religiose:

il 56% di ebrei fu costretto a versare soldi, il 4 % offrì forme di lavoro, nonostante un articolo dell’Osservatore romano del 25 ottobre, 9 giorni dopo il rastrellamento, che si intitolava:

“La carità del Santo Padre” e che indicava implicitamente di aprire le porte di conventi e chiese a tutti, senza distinzione di età, di sesso o di religione”.

I tedeschi guidati da Kappler avevano anche fissato il prezzo degli ebrei: consegnare un uomo valeva 5 mila lire, una donna 3 mila, un bimbo 1.500. Ma i soldi, in una Roma ridotta alla fame, non erano l’unico motivo per vendere un ebreo.

“Vi furono casi di portieri, ma anche ex fidanzati o semplici vicini di casa che diventarono delatori” spiega Osti Guerrazzi.

Quanto emerge dalla ricerca  conclude Fabio Perugia, portavoce della Comunità, dimostra che:” le responsabilità italiane nella Shoah del nostro Paese furono maggiori di quanto fino ad ora credessimo.

Se è vero che tanti hanno salvato, moltissimi hanno collaborato. Cresce anche il numero dei partigiani ebrei; si pensava che fossero una decina e invece furono 60. Un numero non trascurabile e tutto diventa ancora più tragico se pensiamo che dei 1.769 rastrellati tornarono vivi soltanto una novantina”.

PROCESSO DI NORIMBERGA

Quello che noi comunemente chiamiamo processo di Norimberga è solo il primo di una serie di procedimenti penali contro i nazisti, che furono in realtà 12.Si svolsero tutti nel Tribunale internazionale militare di Norimberga (città simbolo del nazismo, dove venivano organizzate le adunate del partito) e videro imputate in totale 185 persone, tra medici, giuristi, SS, capi di industrie e funzionari di Stato.

NAZISTI ALLA SBARRA:

nazisti alla sbarra

 Tuttavia, il primo processo, che si svolse dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946 (il 16 ottobre 1946 ci furono le impiccagioni dei condannati a morte), fu quello che fece più clamore poiché alla sbarra mise 24 tra i massimi esponenti del Terzo Reich. Gli Alleati (Usa, Urss, Regno Unito e Francia) si accordarono già prima della fine della guerra per processare le potenze dell’Asse responsabili dei crimini commessi durante il conflitto.

Ma su quali basi di diritto si potevano giudicare questi uomini?

Questi uomini dovevano essere processati e avere una giusta condanna, ma a mio modo di pensare dovevano essere giudicati anche coloro che hanno “venduto” gli ebrei ai tedeschi, il vaticano e anche gli alleati perché l’indifferenza deve essere processata.

 

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