C’ERANO BEI CANI MA MOLTO SERI”

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C’ERANO BEI CANI MA MOLTO SERI”

TRAMA C’ERANO BEI CANI MA MOLTO SERI

C’erano bei cani, ma molto seri. Un giorno legarono un cane in cortile, e stette lì forse per due giorni. Il cane ululava, si lamentava, era straziante. Ci dissero di non avvicinarci, aveva la rabbia. Poi lo abbatterono a fucilate…” Nel 1971 il giornalista Giovanni Spampinato rievocò quell’episodio della sua infanzia. Si trattò di un inconsapevole presagio: un anno dopo fu ucciso a colpi di pistola a Ragusa. Giovanni indagava su un delitto ma non solo: aveva scoperto che la “pista nera” di Piazza Fontana arrivava fin lì, nella città “babba” per antonomasia, senza mafia né criminalità. Sul quotidiano L’Ora aveva scritto: una traccia porta al Palazzo di Giustizia. Tutti sapevano, ma l’unico a rivelarlo era stato lui. Il fratello Alberto, anch’egli giornalista, a distanza di quarant’anni continua a cercare la verità sull’omicidio e sui mandanti e oggi dà voce ai tanti cronisti zittiti allo stesso modo. E nel raccontare la sua famiglia e una terra tormentata, la Sicilia, ricostruisce anche la recente storia sociale e culturale del nostro Paese, trasformando così un dramma privato in una metafora sull’informazione e sul significato della memoria. Una vicenda che appartiene a noi tutti.

RECENSIONE

C’ERANO BEI CANI MA MOLTO SERI”

Ponte alle Grazie, Milano 2009

Alberto, giornalista dell’Ansa, racconta nel libro la storia di suo fratello Giovanni Spampinato, corrispondente da Ragusa dell’Ora di Palermo, quotidiano di sinistra. Giovanni fu ucciso a soli 25 anni nel 1972, per aver scritto degli intrecci fra mafia, eversione nera e servizi segreti, a proposito di un omicidio nella sua città.

Alberto, fratello minore di Giovanni, “da grande” avrebbe voluto fare l’ingegnere e per questo studiava a Pisa, ma l’omicidio del fratello maggiore lo portò a ripercorrere la stessa strada e nel 1973 comincia l’attività giornalistica proprio all’Ora. Scrive bene Alberto e il libro scorre con facilità e semplicità giornalistica , facendo un affresco puntuale della Sicilia nei trent’anni del secondo dopoguerra. Un affresco che mette insieme politica – il padre era un funzionario del Pci –, società e intimità familiare. Un bel libro che sono contento di aver letto.

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