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Trova un libro, trova un tesoro!

La Follia

Salotto itinerante di incontri “la follia”

“Sappiate che io non sono figlia del caos, né dell’ orco…mio padre è Pluto, lui in persona…mia madre fu Neotete la più leggiadra e allegra di tutte le ninfe…se mi chiedete dove sono nata, la mia patria sono le Isole Fortunate dove tutte le cose crescono…”. (E. Da Rotterdam)

Il dizionario della lingua italiana la definisce “stato di alienazione mentale determinato dall’abbandono di ogni criterio di giudizio”.

La Follia.

Ne siamo dotati dalla nascita, con lei, da bambini, accresciamo il piacere e ci ingraziamo amore, da adolescenti ci consente, nel vivere meno saggiamente, uno stato di grazia; alla fine della nostra carriera terrena ci allevia dalla miseria umana.

il tempo non basta mai

“IL TEMPO NON BASTA MAI”

Non sono mai stata molto favorevole a “distribuire” pezzi di mio padre al di fuori dell’ambito privato e familiare; ogni volta, per me, è una parte di papà che se ne va. Da piccola non riuscivo a capire perché tante persone lo volessero portar via da me e da mamma, o perché dovessimo presenziare a inaugurazioni, intitolazioni e cerimonie che lo riguardavano. Un giorno mia madre mi ha detto che aveva registrato per me un’intervista – ‘è un regalo per te’ disse – sapeva che un giorno avrei voluto sapere. Mi ha raccontato il loro incontro (sulle scale della scuola), la differenza d’età tra loro, la famiglia, la televisione, il Sud America, le orchidee (e le bombe), la mia nascita, i giochi, i libri, il dolore. Ho scoperto così che, per la prima volta, ero io a sentire il bisogno di donare qualcosa di mio padre a tutti coloro che volessero scoprirlo. È arrivato il momento di scrivere chi era mio padre”. Alberto Manzi è l’uomo che ha insegnato a leggere a milioni di italiani, il maestro che, grazie alla sua trasmissione sulla RAI ha segnato un’epoca ed è diventato una delle icone della televisione italiana. Oggi la sua storia sorprendente rivive nel racconto della figlia.

La chiave di Sarah

Trama La chiave di Sarah

È una notte d’estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sara è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall’irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave nel tentativo di proteggerlo. È il 16 luglio del 1942. Sara, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportata in un campo di concentramento. Ma il suo unico pensiero è tornare per liberare il fratellino. Sessant’anni dopo, Julia Jarmond, una giornalista americana che vive a Parigi con il marito francese, inizia un’appassionante inchiesta su quei drammatici fatti che sono costati la vita a tredicimila persone, tra adulti e bambini. Julia ignora totalmente l’episodio del Vel d’Hiv, mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il suo destino si incrocia fatalmente con quello della piccola Sara, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.

La bambinaia fotografa

“LA BAMBINAIA FOTOGRAFA”

La bambinaia fotografa: Vivian Maier era una bambinaia con l’ossessione della fotografia. Una bambinaia con una Rolleiflex al collo, che preferiva portare i bambini in periferia tra le prostitute anziché al parcogiochi.

Vivian Maier aveva deciso di fare la bambinaia, perché era l’unico mestiere in grado di lasciarle molto tempo a disposizione per fotografare “la strada”, chi l’ha conosciuta la descrive come una donna schiva, introversa, paranoica, collazionatrice compulsiva di notizie macabre, una donna che metteva in guardia le bambine dagli uomini, forse una bambina abusata, certo una donna morta in solitudine.

il treno dei bambini

IL TRENO DEI BAMBINI

ra il 1946 e il 1952 le condizioni di vita di tanti bambini, specie al Sud, erano molto dure. Venne organizzata un operazione di grande sensibilità da parte del Partito Comunista Italiano chiamata “I treni della felicità” dove i bimbi dai 4 anni ai 12 che provenivano da famiglie povere, orfani e che vivevano praticamente per strada, vennero portati per alcuni mesi nelle regioni del Centro Nord, in affidamento ad altre famiglie contadine un poco più agiate in modo da superare l’inverno. Qui saranno rivestiti, mandati a scuola e curati.

lettera a una Professoressa

Lettera a una Professoressa

Questo libro non è scritto per gli insegnati, ma per i genitori. E’ un invito a organizzarsi.
A prima vista sembra scritto a un ragazzo solo. Invece gli autori siamo otto ragazzi della suola di Barbiana .
Altri nostri compagni che sono al lavorare ci hanno aiutato la Domenica.
Dobbiamo ringraziare prima di tutto il nostro priore che ci ha educati, ci ha insegnato le regole dell’arte e ha diretto i lavori.
Poi moltissimi amici che hanno collaborato in altro modo:
per la semplificazione del testo, vari genitori.
Per la raccolta dei dati statistici, segretari, insegnanti, direttori, presidi, funzionari del ministero e dell’ Istat, parroci.
Per altre notizie, sindacalisti , giornalisti , amministratori comunali, storici, giuristi.

IL BAMBINO RUBATO

Il bambino rubato

Il peggiore incubo di ogni madre è perdere il proprio bambino. Per Emma Turner la paura diventa realtà: nella metropolitana di Londra, in una drammatica frazione di istanti, le porte del treno si chiudono e suo figlio Ritchie rimane sul vagone che si allontana. Come per miracolo, Emma ritrova Ritchie alla stazione successiva, tra le braccia di una premurosa sconosciuta, che si presenta come Antonia e convince Emma, ancora sotto shock, ad andare a bere qualcosa. Poi, nella confusione del bar Emma si sente frastornata, basta un attimo, ed ecco che Antonia scompare, e con lei il piccolo Ritchie. La giovane madre ha un mancamento e quando si risveglia è in un letto d’ospedale circondata da poliziotti ai quali racconta l’accaduto. Ma perché la polizia sembra non credere alla sua versione e anzi la accusa implicitamente di aver fatto del male al bambino? Quali torbidi segreti si aspetta che nasconda? In preda all’ansia, Emma si accorge di non avere alcuna prova: come farà a convincerli che suo figlio è stato rapito? Con l’aiuto di un estraneo che ha assistito al dramma, Emma si mette alla ricerca di Ritchie. Inizia così una corsa contro il tempo: si deve ritrovare il bambino, ma bisogna riuscire a dimostrare che la storia di Emma è l’unica verità: ci sono ancora troppi buchi in quell’inquietante mistero, ed è necessario fare tutto il possibile, anche a costo di rischiare la vita.

La donna in bianco

LA DONNA IN BIANCO di WILKIE COLLINS

Quale terribile segreto nasconde la misteriosa figura femminile che si aggira di notte per le buie strade di Londra? Questo è solo il primo di una serie di intrighi, apparizioni e sparizioni, delitti e scambi di identità che compongono la trama della Donna in bianco, tessuta con magistrale sapienza da Wilkie Collins. Nel 1860 Charles Dickens pubblicò il romanzo a puntate sulla sua rivista «All the Year Round» suscitando uno straordinario interesse nel pubblico, che seguì per un intero anno le vicende della sventurata Anne Catherick e quelle degli altri personaggi, descritti con impareggiabile abilità psicologica, come l’impavida Marian Halcombe, il coraggioso Walter Hartright e l’affascinante quanto ambiguo conte Fosco. È passato un secolo e mezzo e le cose non sono cambiate. Anche il lettore moderno più smaliziato non può che rimanere piacevolmente intrappolato negli ingranaggi di questa straordinaria macchina narrativa, che ha segnato per sempre la tradizione del mistery, facendo guadagnare al suo autore l’attributo di “padre del poliziesco moderno”. Non c’è lunghezza che tenga: di un libro del genere si arriva sempre al fondo con rimpianto. La donna in bianco è anche un musical di grande successo realizzato da Andrew Lloyd Webber.

LIBRO PSICOMAGIA

PSICOMAGIA di Alejandro Jodorowsky

Tutti noi abbiamo delle paure, dei malesseri da cui vogliamo liberarci, affinchè gli incubi non ci perseguitino più. Ma come possiamo fare?

Agendo
Questa è la risposta di Alejandro Jodorowsky. Compiendo un atto paradossale che scuota l’immobilità patologica di cui siamo prigionieri. Un atto dettato dalla voce dell’inconscio e tradotto nella surreale poesia di una quotidianità trasgressiva e onirica. Jodorowsky ascolta, interroga, esplora il labirinto emotivo dei suoi interlocutori e pazienti.

Senza interpretare. Senza forzare i significati. Come un regista abituato alle meraviglie e allo stupore del teatro, raccoglie dai gesti sospesi quello che può riavviare l’azione, riaccendere le luci della scena.

Prese le distanze dalla sicumera scientifica della psicanalisi, Jodorowsky propone il semplice abbandono all'”atto psicomagico”, la confidenza tra la profondità dell’esperienza e la complice, quasi omeopatica, adesione alle forme del proprio male. Guarire è, in questa “terapia panica”, una parola stonata. Imparare a essere felici, no.

Oltre alla nuova prefazione, questa edizione presenta due nuovi capitoli: “Lezioni per mutanti. Interviste con Javier Esteban” e “Corso accelerato di creatività”.

hei e' il mio cuore che stai calpestando

HEI E’ IL MIO CUORE CHE STAI CALPESTANDO

Hei è il mio cuore che stai calpestando: Per i suoi quindici anni Laetitia Alexandra Rebecca Fitt (ma fate meglio a chiamarla Alex, se volete che vi risponda) ha ricevuto in regalo un diario, ed è stato l’inizio di un grande amore: Questo diario è una belva famelica, devo nutrirla di parole! Per fortuna ad Alex non mancano le storie da raccontare: un corso di sopravvivenza estrema non è niente in confronto alla vita in famiglia, tra fratelli scatenati e sorelle troppo grandi o troppo piccole, genitori stressati e gatti dalla pigrizia insostenibile.

Burlesque

BURLESQUE, DITA VON TEESE E STRIP-CHIC

Burlesque: Seduzione ed ironia che convivono in una forma d’arte tutta al femminile, leggera e sofisticata al tempo stesso condita da una buona dose di esibizionismo e da un gusto estetico retrò.

Questa forse la definizione più adatta per descrivere il burlesque che fin dalle sue origini (ottocento-Inghilterra) propone uno spettacolo malizioso e sensuale che lascia spazio ad un soft strip-tease accompagnato da una buona dose di creatività femminile